Gli affreschi che costituiscono là maggiore gloria di Sigiriya sono perfettamente riprodotti nel volume "Ceylon: Paintings from Temple, Shrine and Rock" (Ceylon: dipinti del tempio, del reliquiario e della montagna, New York, 1957). La quinta tavola mostra il dipinto più interessante, quello che, purtroppo, è stato distrutto negli anni Sessanta da ignoti vandali. La schiava, chiaramente, sta "ascoltando" la scatoletta misteriosa che stringe nella destra; l'oggetto non è ancora stato identificato, visto che gli archeologi locali si rifiutano di prendere sul serio la mia ipotesi che si tratti di un'antica radio a transistor.

La leggenda di Sigiriya è stata ultimamente trasferita sullo schermo da Dimitri de Grunwald, nel film "The God King" (Il Re-Dio), con Leigh Lawson.

L'elevatore spaziale

Quest'idea apparentemente pazzesca è stata proposta, per la prima volta, all'attenzione dell'Occidente in una lettera sul numero di "Science" dell'11 febbraio 1966, "È possibile agganciare il cielo coi satelliti", lettera firmata da John D. Isaacs, Hugh Bradner e George E. Backsus dello "Scripps Institute of Oceanography", e da Allyn C. Vine del "Wood's Hole Oceanographic Institute". Per quanto possa sembrare bizzarro che siano degli oceanografi a cullare un'idea del genere, la cosa non è sorprendente quando si considera che solo loro (dai giorni gloriosi dei palloni di sbarramento) studiano il problema di cavi a lunga distanza sottoposti a un peso enorme (tra parentesi, il nome del dottor Allyn Vine è oggi immortalato in quello di un famoso sommergibile da ricerca, "Alvin").

Solo più tardi si scoprì che l'idea era già stata avanzata, sei anni prima e su scala molto più ambiziosa, da un ingegnere di Leningrado, Y. N. Artsutanov. Artsutanov progettò una "funicolare celeste", per usare il suo nome suggestivo, capace di trasportare all'orbita sincrona nientemeno che 12.000 tonnellate al giorno.



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