
«Andiamo, non vi agitate» rispose la figura in ombra. «Non stiamo a parlare di questo, adesso. Immagino che abbiate fame. Vestitevi e venite a mangiare qualcosa.»
Il cono di luce si mosse per la camera, e per la prima volta Stormgren ebbe un’idea delle sue dimensioni. Non si poteva nemmeno definirla una camera, perché le pareti erano di roccia, levigata alla meglio. Doveva essere nel sottosuolo, forse a grande profondità e, se era rimasto svenuto per parecchi giorni, in chi sa quale regione del mondo.
La luce della torcia illuminò gli indumenti disposti alla meglio sopra una cassa da imballaggio.
«Mi auguro che vadano bene» disse la voce nell’ombra. «Quello della lavatura e stiratura è un grosso problema, qui, perciò abbiamo preso un paio dei vostri vestiti e una mezza dozzina di camicie.»
«Molto gentile da parte vostra» disse Stormgren senza ironia.
«Non sappiamo come scusarci per la mancanza di mobili e di luce elettrica. Questo posto offre molti vantaggi, ma purtroppo manca di comodità.»
«Quali vantaggi?» volle sapere Stormgren, mentre s’infilava una camicia. Il contatto familiare della stoffa fu stranamente rassicurante.
«Be’… vantaggi» disse la voce. «A proposito, giacché dovremo con ogni probabilità passare parecchio tempo assieme farete bene a chiamarmi Joe.»
«Nonostante la vostra nazionalità… siete polacco, non è vero?» ribatté Stormgren «credo di saper pronunciare il vostro nome vero: non sarà certo più difficile di certi nomi finnici.»
Ci fu una breve pausa, e la luce vacillò per un secondo. «Avrei dovuto aspettarmelo» disse Joe in tono rassegnato. «Dovete avere una gran pratica di queste cose.»
«È un passatempo utile per un uomo nella mia posizione. A occhio e croce direi che siete stato allevato negli Stati Uniti, ma non avete lasciato la Polonia prima di…»
«Credo che possa bastare» lo interruppe Joe in tono fermo. «Vedo che avete finito di vestirvi… perciò, se volete…»
