La porta si aprì mentre Stormgren vi si avvicinava, lievemente sollevato dalla sua piccola vittoria. Joe si scostò per lasciarlo passare, e Stormgren si chiese se il suo carceriere fosse armato. Ma lo era quasi sicuramente. Comunque, lì attorno dovevano esserci altri della banda. Il corridoio era scarsamente illuminato da lampade a olio sistemate a lunghi intervalli, e per la prima volta Stormgren poté vedere Joe bene in faccia. Era sulla cinquantina e doveva pesare almeno cento chili. Tutto in lui era sproporzionatamente massiccio, smisurato, dalla divisa mimetizzata che poteva provenire da una mezza dozzina di eserciti, all’anello enorme, col sigillo, all’anulare della sinistra. Un uomo di quelle proporzioni probabilmente non aveva bisogno di portare la rivoltella. Non doveva essere difficile identificarlo, pensò Stormgren, qualora fosse uscito da quel sotterraneo. Si sentì depresso, però, all’idea che anche Joe doveva esserne perfettamente consapevole. Le muraglie intorno, anche se qua e là ricoperte di intonaco, erano soprattutto roccia viva. Evidentemente si trovavano in qualche miniera abbandonata, un posto ideale come prigione. Fino a quel momento, Stormgren non si era molto preoccupato per la sua sorte. Aveva pensato che, qualunque cosa fosse accaduta, i Superni lo avrebbero trovato e salvato grazie alle loro immense risorse. Ma adesso non ne era più tanto sicuro. Era scomparso ormai da parecchi giorni e non era successo niente. Doveva esserci un limite anche al potere di Karellen, e se lui ora si trovava sepolto nel sottosuolo in una lontana parte del mondo, forse nemmeno la scienza dei Superni poteva rintracciarlo. Due altri uomini erano seduti a tavola, in un locale spoglio, scarsamente illuminato. Quando Stormgren entrò, Io guardarono con interesse e addirittura con rispetto. Uno di loro spinse un piatto di panini imbottiti verso il Segretario che accettò con avidità.



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