Trappola d’amore in laclass

Il vice triestino di Cecè Collura si chiamava Scipio Premuda ed era un omo poco più che quarantino, riservato, gentile, di parole che erano sempre quelle giuste. Era proprio tagliato per il suo mestiere: a petto delle richieste, macari le più cervellotiche, dei passeggeri, non perdeva mai la calma. Senonché una brutta matina, davanti a una richiesta più insolita delle altre, Premuda sbracò di brutto: «Le consiglio di farsi costruire una nave da crociera tutta per sé, ci starà più comodo».

Il crocierista restò a bocca aperta. Come del resto Cecè Collura. Che gli stava capitando al suo vice? Le rispostazze del triestino ai passeggeri durarono fino a metà dopopranzo, quando il commissario decise d’intervenire.

«Premuda, lei è stanco. La sostituisco io. Vada a riposarsi.» Il vice lasciò l’ufficio senza ringraziarlo.

Appena Cecè ebbe un momento di tregua, chiamò un napoletano dello staff commissariale che del triestino era amico. Avevano a lungo navigato insieme.

«Premuda ha ricevuto qualche cattiva notizia da casa?» Il triestino viveva con la madre, non si era mai maritato, come Cecè.

«No, commissario, la signora Premuda sta bene.»

«Ma allora cos’ha? Oggi mi è parso così insofferente, nervoso.»

Il napoletano fece un sorrisetto e non disse niente.

«Non faccia il riservato con me. Si vede benissimo che muore dalla voglia di dirmi quello che è successo al signor Premuda.»

«Non l’ha capito? Si è innamorato.»

Cecè stunò. Ma se qualche giorno avanti Premuda aveva fatto un liscebusso ad un addetto che faceva troppo lo spiritoso con una passeggera! Se gli aveva detto che quel comportamento infrangeva l’etica professionale!



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