
«Signora, mi sente?»
Nenti. Manco le ciglia batteva. Ma che cavolo le era capitato per arridursi in quello stato? Finalmente arrivò il dottore. Gli bastò una sola, rapida occhiata.
«É sotto choc. Non è in grado di muoversi. Ora faccio venire una barella, la porto in infermeria, le farò sapere.»
Cecè andò in ufficio, trovò un addetto di servizio.
«Tu dov’eri poco fa?»
«Ero qua, commissario, non mi sono mai mosso.»
Cecè preferì non attaccare turilla esorvolare.
«Sei capace di farmi passare rapidamente al computer le schede con le foto dei crocieristi?»
«Ma sono più di mille, commissario!»
«E tu provaci con santa pacienza.»
Ebbero, in un certo qualmodo, fortuna, perché dopo tre quarti d’ora Cecè Collura gridò: «Ferma!».
Era lei, non c’era dubbio. Firmiani Tosca, di Firenze, anni 70, nubile. Seguivano l’indirizzo e altri dati. Occupava la cabina 27 del corridoio 23b. Cecè Collura si precipitò nel corridoio 23b ch’era un vero e proprio deserto. La porta della cabina 27 era naturalmente chiusa a chiave. Si mise a santiare, e ora dove la trovava una cammarera? Poi s’arricordò che qualche giorno avanti si era fatto dare un passepartout per ogni evenienza. Tornò di corsa nella sua cabina, trovò il passepartout, si ritrovò davanti alla 27 col fiato grosso. Raprì, trasì. Niente d’anormale, tutto in ordine, il letto rifatto. Richiuse e tornò in ufficio.
«Commissario, l’ha chiamata il dottore.»
Corse in infermeria, s’assittò su una seggia allato al lettuccio sul quale era distesa la signora Firmiani.
«Sono il commissario di bordo, può dirmi…»
«Ho visto una morta assassinata» – articolò con estrema chiarezza la signora. E, per rincarare la dose, aggiunse: «Con questiocchi l’ho vista. Era morta. Una coltellata al cuore».
