«È sicura d’aver chiuso a chiave la porta della cabina?»

«Sicurissima. Ci sto attenta.»

E subito dopo queste parole ebbe una violenta crisi di pianto, alla quale seguì un collasso. Il triestino telefonò all’ambulatorio, fece venire un medico. Questi, appena le diede un’occhiata, volle fosse immediatamente trasferita in infermeria. Prima di principiare l’indagine, Cecè Collura andò a parlare col comandante che, alla notizia, impallidì.

«Questa è la cosa peggiore che ci potesse capitare! Una bambina di tre mesi non si mette a camminare da sola! È chiaro che qualcuno l’ha rapita. Discrezione, mi raccomando. O tutti chiederanno di sbarcare.»

«Il computer ci ha fornito i dati della passeggera. Ha un marito a Genova, non si è imbarcato. Che faccio, comandante, l’avverto della situazione?»

«Per carità! Non se ne parla nemmeno! Non solo non ci sarebbe di nessuna utilità, ma si metterebbe a fare il diavolo a quattro, i giornali lo verrebbero a sapere e buonanotte alla crociera. Cautela, mi raccomando, commissario.»

«Ho dato disposizioni che nessuno s’avvicini alla 38, la cabina della signora Spoto. E ho convocato la cameriera e l’inserviente addetti al corridoio» – disse il triestino appena lo vide tornare.

E seguitò: «Vuole che andiamo a dare un’occhiata?».

«Prima vorrei parlare con questi due. E intanto mi faccia sapere come sta la signora, se è in grado di rispondere alle nostre domande.»

Dall’interrogatorio dell’inserviente e della cammarera risultò che quest’ultima, verso le ventidue, aveva visto la signora Spoto uscire dalla cabina, chiudere a chiave la porta e, prima d’allontanarsi, farlela solita raccomandazione.

«Solita? E quale?»

«Se sente piangere la bambina, mi venga a chiamare. Sarò sul ponte B.»

«E lei l’ha sentita, stasera?»

«Stasera no, ma ieri sì. E sono andata ad avvertire la signora che è venuta subito.»



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