«Non ha notato niente di sospetto?»

La cammarera ebbe un attimo d’esitazione, poi parlò decisa.

«Commissario, quando la signora non ha trovato la bambina, è venuta a cercarmi, sconvolta. Mi ha domandato se qualcuno era entrato in sua assenza nella cabina e io ho risposto di no, ed era la verità. Quindi non ci sono che due sole persone sospettabili: io e lo steward. E noi due le giuriamo che non siamo stati noi a rapire la piccola.»

Oltre ad essere onesta, la faccia della cammarera era quella di una fimmina intelligente. Tornò il triestino, alla signora avevano dato un sedativo, dormiva. Cecè Collura si fece accompagnare alla cabina della signora Spoto dalla cammarera che raprì la porta col passepartout, la signora si era portata appresso la chiave.

«Chi ci sta alla 37?»

«I signori Duclos, sono francesi, devono essere sposini.»

«E alla 39?»

«È vuota, l’occuperanno al prossimo scalo.»

La cabina, in disordine, portava i segni della disperata ricerca della signora Spoto. C’era un passegino e tutto quello che poteva servire a una picciliddra di tre mesi, biberon, poppatoi, pannolini. Nel frigobar, tra l’altro, due scatole di latte, una era aperta.

«A voi risulta che la bambina stesse bene in salute?»

«A quanto pare, sì. Finora non aveva avuto bisogno del pediatra di bordo. Noi però non l’abbiamo mai vista.»

«Che significa?» – spiò Cecè sorpreso.

«Quando noi entravamo per rifare il letto e pulire la stanza, la signora era già pronta con la bambina in braccio o in passeggino e andava in corridoio ad aspettare che avessimo finito. Era molto gelosa della bambina, nessuno la doveva toccare. La teneva sempre coperta, diceva che si raffreddava facilmente.»

«Va bene, torni alle sue occupazioni. E non faccia parola con nessuno di quello che sta succedendo.»

Rimasto solo, Cecè Collura sentì accentuarsi il disagio che aveva avvertito trasendo in cabina.



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