
«I signori Duclos» – li presentò la cammarera.
«Abbiamo sentito del rumore» – fece il signor Duclos in un italiano misto di francese – «Io e ma femme abbiamo pensato che la petite…»
«Sta bene, la petite» – mentì Collura – «O meglio, ha avuto solo un piccolo disturbo da bambini. È in infermeria con la mamma.»
«Meglio così» – fece la signora Duclos – «Io e mio marito ci siamo affezionati. Di tanto in tanto la sentivamo piangere, le pareti sono così sottili.»
Se ne andarono. Collura s’assittò sul letto e ripigliò in mano l’album di fotografie. Tutto a un tratto gli lampo un’idea che gli aggelò la spina dorsale. Dal telefono della cabina chiamò l’infermeria, la signora riposava ancora. «Ha con sé la borsetta? Sì? Fammela avere subito in ufficio.»
Suonò per la cameriera e quella si precipitò.
«Rimetta in ordine la cabina. E sul letto sistemi due cuscini, sa, come si fa per evitare che i bambini cadano.»
Quando arrivò in ufficio, la borsetta della signora Spoto era già sulla sua scrivania. La raprì. E dintra vitrovò quello che si aspettava, ma invece di provarne soddisfazione sentì una fitta di malinconia pungergli il cuore. Un minuscolo registratore, due cassette. Mise la prima. Solo il fruscio d’una registrazione d’ambiente, senza una voce o un rumore. Stoppò, riavvolse il nastro, lo fece scorrere avanti veloce. Appena sentì un suono, mandò il nastro a velocità normale. E subito, alto, chiaro, risuonò nell’ufficio il pianto della bambina scomparsa.
