Però nessun mascolo in cerca d’avventura aveva mai osato avvicinarsi a lei durante la crociera e del resto la signora non dava confidenza a nessuno. Tra i paesani, pardon, tra i crocieristi si era diffusa la voce che la signora Ardigò fosse reduce da una grave crisi depressiva le cui cause erano ignote. A convincerla a fare quella crociera, dicevano i soliti beneinformati, era stato il marito luminare non tanto per finalità terapeutiche quanto piuttosto per avere tanticchia di sollievo dall’atmosfera da due novembre che trovava a casa quando tornava stanco dal lavoro. «Le cose non stanno così» – era intervenuto il commendator De Cristofaris – «Io lo conosco benissimo l’esimio professor Ardigò. Ha due segretarie giovanissime e prosperose che indossano minigonne cervicali e con le quali se la spassa. Ma è gelosissimo della moglie, quando torna a casa le fa scenate, la tratta peggio di uno schiavista, se non tiene la povera signora Gemma legata con una corda alla caviglia, poco ci manca.»

Nella notte precedente l’arrivo nel porto che rappresentava la tappa conclusiva della crociera, il centralinista ricevette una chiamata per la signora Gemma. Era da poco passata la mezzanotte, il centralinista rimase stupito: l’unico a telefonare alla signora era il marito, puntualmente, ogni mattina alle nove. Macari questa volta riconobbe la voce del luminare, ma rispose come gli era stato ordinato di rispondere: «La signora non vuole che le si passino telefonate dalle 10 di sera alle 9 del mattino». «Sono il marito, non faccia storie. È una faccenda urgente.» Il centralinista provò e il telefono della cabina 90, quella della signora Gemma, risultò occupato. «La signora sta telefonando, signore.» «A chi?!!» – ruggì il chirurgo con tanta ferocia che il centralinista atterrì. «Po… po… posso ri… provare.» «E riprovi! Glielo devo dire io?» Ci riprovò. Sempre occupato. «Sta ancora parlando, signore.»

«Aaarrrggghhh!» – urlò il chirurgo – «Ritelefonerò tra dieci minuti!» Il centralinista riprovò per conto suo, voleva evitare di rimetterci l’udito per sopravvenuta rottura del timpano.



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