— Una bella distanza da Tel Aviv — disse all’improvviso una voce, in un ebraico gutturale. Arnie alzò lo sguardo sbattendo le palpebre, e vide che Gev era già entrato e aveva richiuso la porta. Il generale indossava abiti borghesi, ma li portava con la rigidezza di un’uniforme militare. Il suo viso era abbronzato, solcato dalle rughe e scuro come il legno di noce: la lunga cicatrice che gli attraversava la guancia partendo dalla fronte sollevava l’angolo della bocca in un perpetuo mezzo sorriso.

— Entrate, Avri, entrate. Accomodatevi.

Gev ignorò l’invito e attraversò la stanza a lunghi passi, come per una parata militare; poi si fermò davanti ad Arnie, torreggiandogli sopra, come se il professore fosse un subalterno sorpreso con la divisa in disordine.

— Sono venuto per riportarvi a casa, Arnie. Siete uno dei nostri maggiori scienziati e il paese ha bisogno di voi.

Nessuna incertezza, nessun appello ai sentimenti di Klein, ai suoi parenti o amici. Il generale Gev aveva impartito un ordine, nello stesso tono con cui aveva comandato ai carri armati, ai reattori, ai soldati di lanciarsi all’assalto. Doveva essere ubbidito. Per poco Arnie non si alzò dalla sedia e lo seguì, tanto era imperioso quel comando; ma ormai aveva preso la sua decisione, e non ci sarebbe tornato sopra mai più.

— Mi spiace Avri, ma qui sono e qui ho intenzione di restare.

Gev se ne stava eretto, con lo sguardo fiammeggiante e le braccia penzoloni lungo i fianchi; ma le dita erano contratte come se stessero per protendersi, afferrare Arnie materialmente e tirarlo in piedi. Poi, con immediata decisione, si voltò, sedette sulla sedia che l’aspettava e accavallò le gambe. Il suo assalto frontale era stato respinto; voltò il fianco e si accinse ad attaccare un settore più vulnerabile. Senza mai staccare lo sguardo dal professore, prese di tasca un portasigarette d’oro tanto grande da apparire volgare, e lo aprì con uno scatto. Dentro era raffigurata, in smalto, la bandiera della Repubblica Araba Unita, con le due stelle verdi ricavate da smeraldi. Un foro di proiettile attraversava, senza slabbrature, l’astuccio.



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