— Perché questo silenzio? Avete paura? Non avete nulla da temere da parte di Israele, che è la vostra patria. I vostri amici, il vostro lavoro, la vostra vita sono là. Avete sepolto là vostra moglie. Diteci che cosa non va, e vi aiuteremo. Venite da noi, e vi aiuteremo.

Le parole di Arnie caddero come pietre fredde nel silenzio pesante.

— Io… non posso.

— Dovete. Non avete possibilità di scelta. Siete un israeliano e il frutto del vostro lavoro è israeliano. Siamo circondati da un mare di nemici… e ogni uomo, ogni pezzo di materiale, ha un’importanza vitale per la nostra esistenza. Avete scoperto qualcosa di possente, qualcosa che ci aiuterà a sopravvivere. Volete sottrarcelo e vederci perire tutti? Città e sinagoghe rase al suolo, trasformate in deserto? È questo che volete?

— Sapete che non è vero! Gev, lasciatemi in pace, uscite di qui e tornatevene…

— No, non lo farò! Non vi lascio in pace. Sono la voce della coscienza. Tornate a casa. Vi accoglieremo con gioia. Aiutate noi, ora, come noi vi abbiamo aiutato!

— No!!! È proprio questo che non posso fare! — Le parole gli uscirono faticosamente dalla bocca, in un ansito di pena. Poi Arnie continuò rapidamente, come se la diga che arginava i suoi sentimenti avesse ceduto e non potesse più fermarli.

— Ho scoperto qualcosa… ma non vi dirò come, né perché, né che cosa… Una forza. Chiamatela una forza, qualcosa che forse è, o che potrebbe diventare, più potente di tutto ciò che oggi conosciamo; e che, data la sua natura, potrà essere impiegata in bene o in male, se riuscirò a dominarla. E credo che questo mi sarà possibile. Voglio che sia usata per il bene…

— Dunque Israele sarebbe il male! Come osate insinuarlo?

— No, ascoltatemi fino in fondo. Non ho detto questo. Voglio dire soltanto che Israele… Nessuno sta dalla sua parte! Pensate al petrolio.



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