
— Allora — mormorò il generale in un soffio — per il vostro orgoglio, per la vostra ambizione personale, voi ci sottraete questa forza e starete a vedere il vostro paese perire? Nel vostro supremo egocentrismo vi ritenete più qualificato a prendere decisioni politiche che non i rappresentanti eletti dal popolo? Vi ponete sopra un piedestallo. Siete unico e vi ritenete in grado di decidere cose importanti meglio di tutti gli altri comuni mortali. Certo dovete credere nella tirannia assoluta, nella vostra tirannia. La vostra arroganza, vi ha trasformato in un piccolo Hitler…
— Tacete! — gridò Arnie, rauco, alzandosi a metà dalla sedia. Cadde il silenzio. Poi lo scienziato tornò a sedersi, lentamente, con la faccia in fiamme e le tempie che gli martellavano come una mitragliatrice. Dovette fare un grande sforzo su se stesso per parlare con calma.
— E va bene. Avete detto alcune cose giuste. Se intendete affermare che io non credo più nella democrazia, ditelo pure. È proprio così, almeno in questo settore. Ho preso da solo una decisione, e la responsabilità è tutta mia e mia soltanto. Forse si tratta di una scusa, ma preferisco considerare ciò che ho fatto un atto di umanità…
— Anche l’eutanasia è un atto umanitario — replicò Gev, con voce incolore.
— Certo, avete ragione. Non ho proprio attenuanti. Ho agito di mia spontanea volontà e assumo ogni responsabilità del mio operato.
