
Quando si fu allontanato dal campus, il vento ormai libero, che soffiava senza sosta, gli asciugò sul corpo ogni goccia di umidità. Dapprima Arnie non ci fece caso, ma, in Dizengoff Road, passando davanti ai caffè, si accorse di avere la lingua arida ed entrò nel locale più vicino. Era il Casit, un ritrovo da bohemien. Nessuno, tra la folla variopinta, gli prestò attenzione quando sedette a un tavolino per bere una bibita.
Fu proprio lì che la catena dei suoi pensieri gli si svolse davanti in tutta la sua lunghezza, permettendogli di prendere una decisione liberamente, senza essere costretto da alcuna influenza esterna e senza immaginare che si stessero organizzando frenetiche ricerche per ritrovarlo.
Infatti l’ondata di costernazione partita dall’epicentro dell’università andava diffondendosi ovunque. Dapprima si era pensato che Klein fosse rimasto sepolto sotto le macerie ammassate dall’esplosione misteriosa, ma dopo un rapido lavoro di scavo l’idea era stata abbandonata. Poi era risultato evidente che doveva essersi fermato in camera sua, dove si erano ritrovati il vestito sporco e macchie di sangue. Non si sapeva più che cosa pensare: era forse ferito e vagava in preda allo choc? Era stato rapito? Le ricerche si allargarono, anche se, naturalmente, non sfiorarono mai il caffè Casit…
