
— Desidero vedere il capo della sezione locale del servizio di sicurezza, se non vi spiace.
L’agente lo guardò dall’alto in basso, con aria professionale.
— Se volete dire a me di che si tratta…
— Dette kommer kun mig og den vaght avende officer ved. Så må jeg tale med han?
L’inaspettato flusso di parole nella sua lingua sorprese l’agente.
— Siete danese? — domandò.
— Non importa la mia nazionalità — continuò Arnie, sempre nella stessa lingua — posso dirvi soltanto che ciò riguarda la sicurezza nazionale e che la cosa più saggia che possiate fare è di mettermi in contatto con la persona responsabile di queste cose.
Il poliziotto cominciò a cedere. L’ometto parlava con tanta naturalezza che non si poteva fare a meno di credergli.
— Allora venite con me — disse. E, in silenzio, fece strada lungo una stretta balconata che correva in alto sopra la sala principale dell’aeroporto, tenendo d’occhio lo straniero perché non tenr tasse di sparire nell’umida libertà della notte di Kastrup.
— Prego, accomodatevi — disse il capo dei servizi di sicurezza, quando l’agente gli ebbe spiegato la situazione. Era rimasto seduto dietro la sua scrivania, mentre ascoltava, e i suoi occhi avevano fissato Arnie con insistenza, quasi volesse imprimersi bene nella mente il suo aspetto attraverso le lenti rotonde di un paio di occhiali montati in acciaio.
