Invece con Jadwiga Michailovna Lekanova mi attendeva una piccola sorpresa. I pediatri raramente cambiano professione, e io già mi figuravo questa vecchietta curva, come un dente di leone, sotto il peso inimmaginabile di esperienze specifiche e, per la loro essenza, preziosissime, che sgambettava arzilla sempre per il territorio della scuola di Syktyvkar. Altro che sgambettare! Per un certo periodo aveva effettivamente esercitato come pediatra e proprio a Syktyvkar, ma poi si era riqualificata come etnologo, e inoltre si era successivamente occupata di: xenologia, patoxenologia, psicologia comparativa e sinistrologia, e in tutte queste scienze così diverse tra loro aveva avuto chiaramente successo, a giudicare dalla quantità di lavori pubblicati e dalla responsabilità degli incarichi che aveva ricoperto. Nell’ultimo quarto di secolo aveva lavorato in sei diverse organizzazioni e istituti, e ora lavorava nel settimo, un istituto itinerante di etnologia terrestre nel bacino del Rio delle Amazzoni. L’indirizzo non c’era, chi desiderasse mettersi in contatto con lei doveva rivolgersi alla sede dell’istituto di Manaos. Mille grazie, sebbene fosse improbabile che il mio cliente, nello stato in cui si trovava, si trascinasse da lei fino a quelle foreste primordiali.

Era chiarissimo che bisognava cominciare dall’insegnante. Mi misi la cartella sotto il braccio, salii in macchina e partii in volo per il lago Ajatskij.



1° giugno dell’anno 78. L’insegnante di Lev Abalkin



In barba ai miei timori, la tenuta «Le Zanzare» si trovava su un alto burrone proprio sopra il lago, in un punto molto ventoso, e non c’erano zanzare. Il padrone di casa mi venne incontro senza mostrare meraviglia e fu abbastanza cordiale. Ci sistemammo in veranda su delle sedie di vimine intrecciato, accanto a un tavolino ovale di antiquariato su cui stavano una coppa con lamponi freschi, una brocca di latte e alcuni bicchieri.



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