Ciò crea un’illusione di omogeneità, di coerenza interna, di logica e di verisimiglianza ipotetica. La critica sovietica ha spesso interpretato le loro opere come una riflessione sugli aspetti reali del futuro. E in realtà, per ammissione degli stessi autori, il loro mondo (per lo meno quello che appare nella produzione dal 1962 in poi) è quello che essi vorrebbero si realizzasse nel futuro: un universo senza conflitti, senza guerre, senza divisioni, che si colloca al di fuori del tempo. Al centro delle loro opere c’è sempre un problema profondamente attuale. E i cicli appaiono nel momento in cui gli scrittori, in realtà degli sperimentatori, stanno studiando una precisa questione. Leggendo alcuni dei loro libri (La lumaca sui pendio, I brutti cigni, Lo scarabeo nel formicaio) si ha l’impressione che gli autori lottino con tutte le loro forze contro il proprio pessimismo. Alla fine prevale però la speranza, ma non perché Arkadij e Boris Strugackij vogliano compiacere la censura (potrebbe essere — ma non è — il caso dei romanzi degli anni Settanta!), ma perché vogliono opporre al mondo della realtà il loro utopico mondo.

Tentativo di fuga fu pubblicato nel 1962, nella prima edizione dell’almanacco Fantastika. Recensendo l’almanacco, i critici sovietici sottolinearono come i temi sociali e psicologici fossero divenuti predominanti nella letteratura fantastica. Al centro delle narrazioni c’era un problema (sociale, psicologico, filosofico) che veniva analizzato con mezzi letterari diversi da quelli classici della letteratura fantastica. In pratica, per tutti gli anni Sessanta non è l’utopia, ma l’antiutopia a determinare lo spirito della fantascienza sovietica. Gli scrittori scrivono opere in cui si tratta di società tiranniche, di catastrofi, di una tecnica che si rivolta contro l’uomo, di un soggetto drammatico o tragico, ma in ogni caso sempre dinamico. È questo il caso in particolare di tre romanzi dei fratelli Strugackij: Tentativo di fuga, È difficile essere un dio (1964), L’isola abitata (1968).



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