
— Sono stato uno sciocco — pronunciò una voce con un tono impossibile a udirsi da un orecchio mortale. — Ho dato per scontato che la magia sapesse ciò che faceva.
— FORSE È COSÌ.
— Se solo potessi fare qualcosa…
— NON SI PUÒ TORNARE INDIETRO. NON SI PUÒ TORNARE INDIETRO — disse la voce profonda e greve come il richiudersi delle porte di una cripta.
La manciata di nulla che era diventato Tamburo Billet rimase per un po’ a pensare.
— Ma lei avrà un sacco di problemi.
— È A QUESTO CHE SI RIDUCE LA VITA. COSI MI DICONO. IO NATURALMENTE NON SAPREI.
— E la reincarnazione?
La Morte esitò.
— NON TI PIACEREBBE — disse. — CREDI A ME.
— Ho sentito che certe persone lo fanno sempre.
— BISOGNA ESSERCI ALLENATI. BISOGNA COMINCIARE PICCOLO E CRESCERE VIA VIA. NON MAI IDEA DI COME SIA ORRIBILE ESSERE UNA FORMICA.
— È tanto brutto?
— NON CI CREDERESTI. E CON IL TUO KARMA È TROPPO SPERARE DI ESSERE UNA FORMICA.
La piccola era stata riportata a sua madre e il fabbro sedeva sconsolato a fissare la pioggia.
Tamburo Billet grattava il gatto dietro l’orecchio e intanto pensava alla propria vita. Era stata una vita lunga (questo era uno dei vantaggi dell’essere un mago) e lui aveva fatto parecchie cose di cui non andava troppo fiero. Era ormai tempo che…
— NON HO TUTTO IL GIORNO A DISPOSIZIONE, SAI — disse la Morte in tono di rimprovero.
Il mago abbassò gli occhi sul gatto e si rese conto per la prima volta di quanto ora sembrasse strano.
I vivi spesso non comprendono quanto il mondo sembri complicato quando uno è morto. Perché, mentre la morte libera la mente dalla costrizione delle tre dimensioni, la taglia anche fuori dal Tempo, che è soltanto un’altra dimensione. Così, mentre il gatto che si strofinava alle sue gambe invisibili era senza dubbio lo stesso gatto che lui aveva visto pochi minuti prima, adesso era anche con grande chiarezza un micino appena nato e una vecchia gattona grassa e mezza cieca, compresi tutti gli stadi intermedi. Tutto nello stesso tempo. In principio, quando era minuscolo, sembrava una carota bianca a forma di gatto. Descrizione, questa, di cui ci dobbiamo accontentare finché non si inventeranno gli aggettivi quadridimensionali adatti.
