La mano scheletrica della Morte batté gentilmente il mago sulla spalla.

— VIENI VIA, FIGLIO MIO.

— Non c’è niente che io possa fare?

— LA VITA È FATTA PER I VIVI. COMUNQUE, LE HAI DATO LA TUA VERGA.

— Già. C’è quella.


La levatrice si chiamava Nonnina Weatherwax. Era una strega. Fatto più che accettato nelle Ramtop Mountains, e nessuno diceva male delle streghe. Almeno, fintantoché desiderava risvegliarsi al mattino con lo stesso aspetto di quando era andato a letto.

Quando la donna scese dabbasso, trovò il fabbro che fissava ancora la pioggia con aria cupa. Gli batté una mano nodosa sulla spalla. Lui alzò gli occhi a guardarla.

— Che devo fare, Nonnina? — domandò, senza riuscire a evitare il tono lamentoso.

— Cosa ne hai fatto del mago?

— L’ho portato fuori nella legnaia. Ho fatto bene?

— Per adesso basterà. Ora devi bruciare la verga.

Entrambi si voltarono a guardare il pesante bastone che il fabbro aveva appoggiato nell’angolo più oscuro della fucina. Sembrava quasi che l’oggetto ricambiasse lo sguardo.

— Ma è magica — bisbigliò l’uomo.

— Allora?

— Brucerà?

— Mai saputo che il legno non bruci.

— Non sembra giusto.

Nonnina Weatherwax chiuse le grandi porte e si girò verso di lui in collera.

— Adesso stammi a sentire. Gordo! Nemmeno le femmine maghi sono giuste! È il genere di magia sbagliata per le donne, quella dei maghi, tutta libri e stelle e giommetria. Lei non ce la farebbe. Chi ha mai sentito di un mago femmina?



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