— Ci sono le streghe — obiettò il fabbro incerto. — E le incantatrici, anche, ho sentito.

— Le streghe sono tutta un’altra cosa — sbuffò Nonnina Weatherwax. — La loro è una magia che viene dalla terra, non dal cielo, e gli uomini non ci hanno mai capito niente. Quanto alle incantatrici — aggiunse — sono come sono. Dammi retta, brucia la verga, seppellisci il corpo e non farne mai parola con nessuno.

Il fabbro annuì a malincuore, si avvicinò alla fucina e si diede da fare con il mantice finché non sprizzarono le scintille, poi andò a prendere la verga.

Quella non si mosse.

— Non vuole muoversi!

Tirava il bastone con tanta forza che il sudore gli colava sulla fronte. Ma quello, immobile, non mostrava di voler cooperare.

— Qui, fammi provare — disse la Nonnina e allungò le mani. Ci fu uno schiocco e un puzzo di stagno bruciacchiato.

Il fabbro attraversò di corsa il locale, zoppicando leggermente, per soccorrere la donna che era andata a sbattere a capofitto contro la parete opposta.

— Stai bene?

Lei aprì due occhi simili a diamanti infuriati e disse: — Capisco. È così che va, allora?

— Che va che cosa? — Il fabbro era totalmente disorientato.

— Aiutami a tirarmi su, sciocco. E portami un’accetta.

Il tono della sua voce suggeriva che disubbidire non sarebbe stata una buona idea. Il fabbro frugò freneticamente tra i vari arnesi dietro la fucina fino a trovare una vecchia scure a doppio taglio.

— Bene. Adesso levati il grembiule.

— Perché? Che hai intenzione di fare? — chiese l’uomo, che cominciava a perdere il filo degli avvenimenti. Lei se ne uscì in un sospiro esasperato.

— È di cuoio, idiota che non sei altro. Lo avvolgerò intorno al manico. Quello non mi farà lo stesso scherzo due volte!

Il fabbro si tolse a fatica il pesante grembiule di cuoio e glielo tese con una certa cautela.



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