«Un assistente,» rispose secco Osborne.

Il ministro era deciso a mantenersi calmo, fino a che lo avesse potuto. «Perché lo hai portato con te?» interrogò. «Come mai ti serviva un assistente per questa visita notturna?»

Osborne sembrò aver scoperto qualcosa di straordinario interesse sulla scrivania del ministro. «È essenziale, per lui, vedere la situazione dall’interno,» mormorò.

Il ministro si alzò dalla sedia ed andò verso la finestra. Non era a suo agio di fronte alla calma di quell’uomo, e sapeva che non vi sarebbero state molte speranze di arrivare alla verità, se non fosse riuscito ad infrangere la sua flemma. Al momento, l’unica persona che rischiava di perdere il controllo era lui stesso.

«Non ha lasciato lì una bomba, spero.»

Sapeva che quello non era il modo giusto per entrare in argomento. Per quanto eticamente scorretti potessero essere i punti di vista di Osborne, non era tipo da usare la violenza. «Va bene, va bene, naturalmente non lo ha fatto,» riprese frettolosamente. «Ma tu sai quello che significa tutto ciò, non è vero?»

Lasciò la finestra e affrontò Osborne. «Abbiamo perso il capitale nazionale; tutto. Il calcolatore è andato. La ragazza è andata. Persino il messaggio originale che il radiotelescopio di Bouldershaw aveva raccolto è andato. Non c’è alcuna speranza di poter ricominciare. Dopo essere stati una potenza di prima grandezza, in grado di crearsi delle difese inattaccabili, oltre a tutto il potenziale necessario per una supremazia industriale, ora siamo regrediti fino a diventare una potenza di second’ordine — in realtà, di terz’ordine.»

Osborne levò lo sguardo dalla scrivania, e guardò quietamente il suo inquisitore. Il suo silenzio infuriò ancora di più il ministro.

«Una sola volta, in un milione di anni, se non probabilmente, anche più,» osservò, «un pianeta riceve un regalo di Natale da un altro pianeta. E cosa combina qualche maledetto pazzo? Va e gli dà fuoco.»



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