«Non dovrebbe obbligarla a bere dell’alcool. È un errore che…»

«Al diavolo le sue regole di pronto soccorso da boy-scout! Su, amore, è McCoy autentico.»

Fece scorrere qualche goccia di whisky fra le labbra pallide e contratte di André.

Senza osare muoversi, i due uomini attesero la reazione. Questa venne lentamente; le labbra si distesero e si aprirono un poco, e la punta della lingua si mosse tra loro.

Fleming le scostò delicatamente le ciocche bionde e bagnate dalla fronte; fu ripagato da un breve vibrare delle palpebre.

«Così, così,» le mormorò all’orecchio, «ora prova a inghiottirne un buon sorso.» Spinse il collo della fiaschetta tra le labbra di lei, contro i denti, facendone scendere circa un cucchiaio di liquore.

André sussultò, ne sputò una parte, poi inghiottì. Fleming sentì che il corpo si rilassava contro il suo braccio.

«Come è arrivata qui?» domandò Geers.

«Deve esserci un sifone, tra i due stagni. Sarà caduta in uno e riemersa nell’altro. Dio solo sa come ha potuto aggrapparsi alla sponda e tirarsi su. Con queste ferite.»

Accennò alle mani di André, che giacevano vicine sul grembo. Gonfie in modo grottesco e senza colore, avevano il dorso e le nocche bianchi ed enfiati, in orribile contrasto con la carne viva delle dita, bruciata dallo scoppio del calcolatore.

Geers rabbrividì. «Possiamo portarla fuori di qui?» chiese dubbioso. «Dovremmo portarla a terra più presto possibile. Poi riusciremo forse a scoprire la verità, in tutto quest’affare.»

L’impazienza nel tono di Geers infuriò Fleming. «Facciamo un riposino, che ne dice? Questa ragazza è mezzo morta, e tutto quello che riesce a pensare è di sbatterla da una parte all’altra.»

Ebbe la sensazione che André capisse in parte quello che stavano dicendo; il suo corpo si era irrigidito, ed aveva fatto un patetico tentativo di sfuggire alle sue braccia.



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