Quadring si alzò in piedi e guardò attraverso la finestra. «È ora di muoversi,» disse, «e io devo preparare un rapporto maledettamente complicato sulla mia incompetenza a definire la faccenda.»

Nel cielo, l’oscurità cominciava impercettibilmente a diminuire, quando Pennington si incamminò verso il parcheggio. Gli uomini stavano fumando e chiacchierando sommessamente. Pennington disse loro brevemente che una coppia sospetta di sabotaggio — un uomo e una ragazza — sembrava fosse fuggita in barca, per approdare in un punto lontano della costa o su una delle isole nelle vicinanze.

«Li vogliono vivi, non morti,» continuò, «così, niente maniere forti. Non si ritiene che siano armati, e non vi sono ragioni per le quali debbano reagire violentemente. La ragazza è — ehm — un testimone particolarmente importante. Scenderemo fino al molo ed organizzeremo lì il sistema di ricerca e di controllo.»

Dovettero perdere tempo in riva al mare per almeno un’altra ora, prima che facesse chiaro. La nebbia cominciò lentamente ad alzarsi come un’ampia cortina, mostrando prima di tutto il grigio mare imbronciato e, un paio di miglia più lontano, le rocce basse dell’isola più vicina, imbiancate a nord da macchie di neve.

Il loro sbarco fu tutt’altro che drammatico. Pennington era sull’anfibio di testa, quando vide la figura di un uomo che stava immobile sull’imbarcadero di legno dell’isola. L’uomo non si mosse nemmeno quando il veicolo uscì dall’acqua sulla terra e gli si accostò.

«Mi chiamo Fleming,» mormorò, «vi stavo aspettando.»

Era un uomo piuttosto alto e ben costruito, sulla trentina, con un viso bello, ma tormentato. Aveva i capelli bagnati e impastati di sabbia, ed i vestiti spiegazzati e coperti di fango. Rimase immobile, come se fosse esausto.

«Si consideri in stato d’arresto,» disse Pennington, «e la ragazza che è venuta con lei?»



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