Therru aveva un sassolino nella scarpa. Si fermarono per toglierlo, e poi proseguirono, ma molto lentamente, perché la strada era ripida, e correva tra due argini scavati nella pietra, in mezzo a un bosco dove le cicale cantavano al calore dell’estate. Tenar incominciò a narrare.

«Questa è la ballata che la donna cantò a Ogion.

«Quando Segoy sollevò dal fondo del mare le isole del mondo, all’inizio del tempo, i draghi furono le prime creature che nacquero dalla terra e dal vento che soffiava su di essa. Così ci dice il Canto della Creazione. Ma la ballata della donna diceva anche che allora, all’inizio, draghi e uomini erano una cosa sola. Erano un solo popolo, una sola razza, con le ali, e parlavano la Lingua Vera.

«Erano bellissimi, e forti, e saggi, e liberi.

«Ma col tempo niente può essere senza divenire. Perciò, tra il popolo dei draghi, alcuni si appassionarono sempre più al volo e alla vita selvaggia, e si occuparono sempre meno del lavoro di creare, o di studiare e apprendere, o di case e città. Volevano solo volare sempre più lontano, cacciare e divorare le loro prede, ignoranti e spensierati, alla ricerca di una libertà sempre maggiore.

«Altri draghi si disinteressarono del volo, e raccoglievano invece tesori, ricchezze, oggetti e conoscenze. Costruirono case, fortezze in cui chiudere i loro tesori, per poter passare ai figli tutto quel che possedevano, cercando sempre di aumentarlo. E cominciarono a temere i draghi selvaggi, che potevano arrivare in volo e distruggere tutto il loro amato tesoro, bruciandolo con un soffio di fiamma, per disinteresse e per ferocia.

«Quelli selvaggi, invece, non avevano paura di niente. Poiché erano ignoranti e troppo temerari, non riuscivano a salvarsi quando quelli che non volavano li intrappolavano come animali e li uccidevano. Allora, altri selvaggi arrivavano in volo per dare fuoco alle loro bellissime case, per distruggere e per uccidere. Così i più forti, sia dei selvaggi sia dei saggi, furono i primi a uccidersi fra loro.



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