«I più timorosi, invece, si sottrassero alla lotta, e quando non poterono più nascondersi, si allontanarono. Usarono le loro capacità di costruire per fabbricarsi delle barche, e fecero vela a est, lontano dalle Isole Occidentali dove i grandi draghi alati si facevano guerra tra le loro torri in rovina.

«Così, coloro che erano stati insieme draghi e uomini cambiarono, divennero due popoli: i draghi, in numero sempre minore, sempre più selvatici, isolati dalla loro avidità e dalla loro collera nelle lontane isole delle Terre Occidentali; e gli uomini, sempre più numerosi nelle loro ricche città, che riempirono le Isole Interne e tutto il Sud e il Levante. Tuttavia alcuni di loro salvarono la conoscenza dei draghi, la Lingua Vera della Creazione, e questi sono oggi i maghi.

«Ma tra noi ci sono coloro che sanno che un tempo eravamo draghi, e anche tra i draghi alcuni conoscono la loro parentela con noi. E questi dicono che quando da un unico popolo ne stavano derivando due, alcuni di loro, ancora in parte uomini e in parte draghi, ancora alati, non si recarono a est, ma a ovest, sopra il Mare Aperto, fino a giungere dall’altra parte del mondo. Laggiù vivono in pace, grandi bestie alate che sono insieme selvagge e sapienti, con la mente di uomo e il cuore di drago. E così cantò la pescatrice:

Più a ponente del tramonto del sole al di là di ogni terra la mia gente ancora danza su un vento diverso da questo.

«Ecco dunque la storia cantata dalla donna di Kemay, che terminava con le parole di questo canto.



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