
Si era di nuovo interrotta, e poi aveva ripreso a parlare.
«Può darsi che il giovane non c’entri. Può darsi che sia stato lui a toglierla dal fuoco. Dopotutto, è venuto a chiedere aiuto. Dev’essere stato il padre. Non lo so. E, poi, chi si occuperà della cosa? Chi penserà alla bambina? Che cos’è che ci spinge a fare le cose che facciamo?»
Goha aveva chiesto a bassa voce: «E si salverà?»
«Non so», aveva risposto Lodola. «Può darsi.»
Poco più tardi, quando erano quasi giunte al villaggio, Lodola aveva aggiunto: «Non so perché ho sentito il bisogno di venire a chiamarti. In casa c’è già Edera. Non possiamo fare di più».
«Potrei scendere a Valmouth a chiamare Faggio.»
«Non può fare niente, neanche lui. E… incurabile. L’ho messa al caldo. Edera le ha dato una medicina e le ha fatto un incantesimo per farla addormentare. L’ho portata a casa mia. Deve avere sei o sette anni, ma pesa come una bambina di due. Non ha ripreso i sensi, ma ansima in un modo… So che non puoi fare niente per lei. Ma volevo che ci fossi anche tu.»
«Hai fatto bene a chiamarmi», aveva risposto Goha. Ma, prima di entrare nella casa di Lodola, aveva chiuso gli occhi e trattenuto il respiro per un attimo, per il timore di ciò che avrebbe visto.
I figli di Lodola erano stati mandati a dormire dai vicini e nella casa regnava il silenzio. La bambina era stesa sul letto di Lodola ed era priva di sensi. La strega del villaggio, Edera, aveva sparso un unguento di noce stregata e di curatutto sulle bruciature meno estese, ma non aveva potuto fare molto per la parte destra della faccia e per la mano destra, che era quasi carbonizzata. Aveva tracciato sopra il letto la Runa magica Pirr, e poi aveva smesso.
