IL NIDO DEL FALCO

Passò più di un anno, e in una delle giornate calde e lunghe che vengono dopo la Grande Danza, un messaggero giunse nella Valle di Mezzo dalla strada del nord, e chiese della vedova Goha. La gente del villaggio gli spiegò come raggiungere la sua abitazione, e l’uomo arrivò alla Fattoria delle Querce nelle ultime ore del pomeriggio. Era un giovane dalla faccia affilata e dagli occhi astuti. Guardò prima Goha, poi le pecore che passavano accanto a lei per rientrare nell’ovile, e disse: «Begli agnellini. Il mago di Re Albi mi ha mandato a chiamarvi».

«Vi ha mandato?» chiese Goha, incredula e divertita. Ogion, quando la voleva, aveva messaggeri più rapidi e sottili: il richiamo di un’aquila, o semplicemente la sua voce che pronunciava piano il suo nome: Puoi venire?

L’uomo annuì. «È malato», disse. E aggiunse: «Intendete vendere qualche agnellina?»

«Potrei farlo. Parlatene al mio pastore. Laggiù, vicino al recinto. Cenate qui? Potete pernottare a casa mia, se preferite, ma io voglio partire subito.»

«Questa notte stessa?»

Goha gli rivolse un’occhiata leggermente sprezzante, e si rivolse a lui con severità: «Non ho intenzione di perdere tempo», disse. Parlò per qualche istante col vecchio pastore, Rivochiaro, e poi si diresse verso la casa che sorgeva a ridosso del bosco di querce sulla collina. Il messaggero la segui.

Nella cucina dal pavimento di pietra, una bambina — l’uomo la guardò per un attimo e distolse subito gli occhi — gli servì latte, pane, formaggio e porri, poi si allontanò senza parlare. Quando ricomparve, era insieme alla vedova: tutt’e due erano già pronte per il viaggio con i loro sacchetti di cuoio. Il messaggero uscì con loro, e la vedova sbarrò la porta. Partirono tutti insieme, lui per i suoi affari, perché il messaggio da parte di Ogion era solo un favore che l’uomo aveva aggiunto alla sua missione principale, consistente nell’acquistare un montone per il Signore di Re Albi; e la donna e la bambina ustionata lo salutarono al bivio che portava al villaggio, poi s’incamminarono lungo la strada da cui l’uomo era venuto, che si dirigeva prima a nord e poi a ovest, ai piedi del Monte di Gont.



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