Così si racconta che una volta c’era un grande mago che amava trasformarsi in orso. Lo fece troppo spesso, e finì per diventare veramente un orso, e uccise il proprio figlioletto: dovettero dargli la caccia e ammazzarlo. Ma Ogion amava anche scherzare sopra questo Potere della metamorfosi. Una volta, quando i topi gli entrarono nella dispensa e gli mangiarono tutto il formaggio, lui ne catturò uno con un piccolo incantesimo-trappola; poi prese il topo per la collottola e lo fissò negli occhi e gli disse: ‘Ti avevo avvertito di non giocare a fare il topo!’ E io, per un po’, credetti che avesse parlato sul serio…

«Be’, questa storia riguarda una cosa analoga alla metamorfosi, ma Ogion diceva che era qualcosa di molto superiore a tutte le arti della trasformazione a lui note, perché significava essere due cose — due creature — nello stesso tempo, e con la stessa forma, e diceva che nessun mago aveva il potere di farlo. Ma si imbatté in quella cosa sulla costa nordovest di Gont, in un posto chiamato Kemay. C’era una donna, laggiù, una vecchia pescatrice, non una strega e nemmeno una sapiente; ma cantava. Per questo Ogion venne a sapere di lei. Il mago si era spinto laggiù, come faceva sempre, durante i suoi vagabondaggi lungo la costa, per ascoltare la voce delle cose; e aveva sentito qualcuno che cantava, mentre riparava una rete o dava la pece a una barca:

Più a ponente del tramonto del sole al di là di ogni terra la mia gente ancora danza su un vento diverso da questo.

«Ogion rimase colpito sia dalle parole sia dalla musica, perché non conosceva né l’una né le altre; perciò chiese da dove venisse quel canto. E, da una risposta all’altra, arrivò a qualcuno che gli disse: ‘Sì, è una canzone della Donna di Kemay’. Allora si recò a Kemay, il piccolo villaggio di pescatori dove viveva la donna, e trovò la sua casa vicino alla spiaggia. Bussò alla porta con il suo bastone di mago, e la donna venne ad aprirgli.



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