Siamo ormai alle ultime battute del grande e complesso romanzo. Il Duncan, che appare nelle prime pagine de I figli del capitano Grant, si profila veloce all’orizzonte e riporta finalmente in patria, dopo lunghi anni di esilio, i poveri naufraghi.

Apparso la prima volta nel 1875, il romanzo conclude la «trilogia del mare», spiegando motivi e personaggi che nei due precedenti volumi erano rimasti per così dire allo stato di abbozzo, in un drammatico e contrastato chiaroscuro. E tale spiegazione non ha soltanto valore sul piano della vicenda romanzesca, ma, assai più a fondo, acquista valore sul piano psicologico e morale. Si direbbe che Verne abbia voluto qui dissipare ogni ombra sui protagonisti più enigmatici dell’intera vicenda. Primo fra tutti il capitano Nemo, che nelle pagine finali di questo libro si riscatta del proprio operato. Ormai vecchio, prossimo alla morte, egli rievoca la sua tragica storia e vi dà un senso. E persino dopo la sua morte, i naufraghi beneficiano di un suo ultimo gesto di pietà e di bontà. Si deve infatti a lui se il Duncan riesce a rintracciarli e a condurli in salvo.

L’altro personaggio che si illumina di una luce nuova e positiva è Ayrton. L’avevamo conosciuto come un pericoloso avventuriero, capace di tutto, senza scrupoli. Giustamente lord Glenarvan si era disfatto di lui, abbandonandolo tutto solo sull’isolotto sperduto nell’oceano. Qui lo incontriamo come un essere abbrutito dall’isolamento, un essere che ha persino perduto la coscienza della propria umanità. Ma avviene il miracolo. A contatto con i naufraghi, la sua coscienza affiora lentamente dalla barbarie ed egli ritorna uomo attraverso il rimorso. Le lacrime che riempiono i suoi occhi, al ricordo del male che ha commesso, lo restituiscono, puro e redento, alla società dei vivi.

Questo romanzo non è solo il nuovo «Robinson» che vede il trionfo della scienza, ma è anche il nuovo «Robinson» che vede il trionfo della morale, secondo un concetto ottimistico in cui scienza e morale non sono che due momenti diversi di un’unica realtà: la realtà dell’uomo. Un romanzo, dunque, non solo grandioso e avvincente per la sua trama avventurosa, ma anche conclusivo e significativo per gli alti ideali che lo ispirano e che gettano una luce tutta particolare sullo scrittore e sulla sua epoca.



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