Non meno sconcertanti erano le lettere rosse piazzate obliquamente sulla pagina, come se fossero state scritte sopra le altre: DONATO DALLA CROCE ROSSA MONDIALE ALLA COLONIA PENALE DI VICTORIA.

Luz girò il foglio, ammirandolo. Era liscio, sotto le dita, più della stoffa più fine, resistente ma morbido come una foglia-tetto fresca, e di un bianco purissimo.

Lesse parola per parola fino in fondo alla prima pagina, poi prese a girare parecchi fogli alla volta perché oltre metà delle parole non avevano senso. C’erano illustrazioni macabre che riaccesero il suo interesse, sconcertandola. Persone che ne sostenevano altre e respiravano loro in bocca; immagini delle ossa all’interno di una gamba, delle vene all’interno di un braccio; illustrazioni colorate, su carta meravigliosamente lucida come il vetro, di persone con piccole macchie rosse sulle spalle, grandi chiazze rosse sulle guance, orribili pustole su tutto il corpo e parole misteriose sotto le immagini: Eczema allergico. Morbillo. Varicella. Rosolio. No: era rosolia, non rosolio. Studiò tutte le immagini, e qualche volta diede una scorsa alle parole scritte sulla pagina di fronte. Capì che era un libro di medicina, e che era stato il medico — non suo padre — a dimenticarlo sul tavolino la sera prima. Il medico era un brav’uomo, ma suscettibile: si sarebbe irritato se avesse saputo che lei aveva guardato il suo libro? Dentro c’erano i suoi segreti. Lui non rispondeva mai alle domande: i segreti preferiva tenerli per sé.

Luz sospirò di nuovo e guardò le nubi lacere e piovose. Aveva già visto tutte le illustrazioni, e le parole non erano interessanti. Si alzò; stava posando il libro sul tavolino, esattamente dove l’aveva trovato, quando entrò suo padre. Aveva il passo energico, la schiena diritta, gli occhi chiari e severi. Sorrise nel vedere Luz. Un po’ sorpresa, sentendosi in colpa, lei gli fece una profonda riverenza, nascondendo con la gonna il tavolino e il libro.



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