
— Senhor! Mille saluti!
— Ecco la mia bella bambina. Michael! Acqua calda e un asciugamano! Mi sento lurido. — Lui si sedette in una delle poltrone di legno intagliato e allungò le gambe, ma tenne la schiena diritta, come sempre.
— Dove è stato, per sentirsi lurido?
— Dai parassiti.
— A Shantih?
— Tre specie di esseri sono venute dalla Terra a Victoria: uomini, pidocchi, e quelli di Shantih. Se avessi la possibilità di scegliere la specie da eliminare, sceglierei la terza. — Lui sorrise di nuovo, divertito della battuta, poi guardò la figlia e disse: — Uno di loro ha avuto la presunzione di rispondermi. Credo che tu lo conosca.
— Lo conosco?
— A scuola. I parassiti non dovrebbero essere autorizzati ad andare a scuola. Ho dimenticato il nome. I loro nomi sono tutti assurdi. Un ragazzetto con i capelli neri.
— Lev?
— Proprio lui. Un piantagrane.
— Cosa le ha detto?
— Mi ha detto di no.
Il servitore entrò in fretta, portando una bacinella di coccio e una brocca d’acqua fumante; dietro di lui veniva una cameriera con gli asciugamani. Falco si lavò mani e faccia, soffiando e sbuffando e parlando. — È appena ritornato insieme ad altri da una spedizione al nord, nei tenitori disabitati. Dice che hanno trovato una località adatta a una città. Vogliono trasferirsi in blocco.
— Lasciare Shantih? Tutti?
Falco sbuffò una conferma, e allungò i piedi perché Michael gli togliesse gli stivali. — Come se potessero sopravvivere un inverno, senza la città che si prenda cura di loro! La Terra li ha mandati qui cinquant’anni fa giudicandoli imbecilli irrimediabili, e infatti lo sono. È ora che imparino di nuovo la lezione.
