
Spostando lo sguardo sul pavimento di terra battuta, sgombro da rottami, che circondava il cadavere, Cazaril scartò la possibilità che quel poveretto fosse stato assassinato sulla strada e poi trascinato lassù, al riparo da occhi indiscreti. Scorse i mozziconi di cinque candele — blu, rossa, verde, nera e bianca — totalmente consumate, piccoli mucchietti di erbe e di cenere, sparsi un po’ ovunque, e uno scuro ammasso di penne: un corvo morto, col collo spezzato. Una breve ricerca gli permise di trovare anche il ratto morto, con la gola tagliata, che in quel rituale si accompagnava al corvo. Il Ratto e il Corvo, gli animali sacri al Bastardo, il Dio di tutti i disastri fuori stagione: tornadi, terremoti, siccità, inondazioni, aborti e assassini… Hai cercato di farti ubbidire dagli Dei, vero? rifletté. Quello stolto aveva tentato di operare la magia di morte, pagandone poi il prezzo. Ma aveva agito da solo?
Senza toccare nulla, si alzò e fece un rapido giro dentro il mulino e fuori di esso, senza però trovare borse, mantelli o altri oggetti abbandonati. Almeno un cavallo era stato legato all’esterno, sul lato opposto rispetto alla strada, come testimoniavano i mucchietti di sterco ancora freschi.
Sospirando, cercò di convincersi che tutta quella faccenda non lo riguardava. Sarebbe però stato empio abbandonare un morto a marcire senza un’adeguata cerimonia funebre, e soltanto gli Dei sapevano quanto tempo sarebbe passato prima che qualcun altro lo trovasse. Certo, considerato che si trattava di un individuo benestante, prima o poi qualcuno sarebbe venuto a cercarlo: non era il genere di uomo che potesse svanire nel nulla, senza che qualcuno ne sentisse la mancanza, come nel caso di un lacero vagabondo.
