Resistendo alla tentazione di tornare sulla strada, ignorando il cadavere, Cazaril si avviò lungo il sentiero che partiva dal retro del mulino, pensando che portasse a una fattoria o comunque a un centro abitato. Stava camminando da pochi minuti quando s’imbatté in un uomo che conduceva per la cavezza un asino carico di fascine di legna, e che stava risalendo il sentiero in direzione opposta alla sua. Arrestandosi, l’uomo lo scrutò con fare sospettoso.

«La Signora della Primavera vi conceda una buona mattinata, signore», lo salutò cortesemente Cazaril, pensando che non c’era nulla di male a usare un onorifico «signore» con un semplice contadino. Non dopo aver baciato i piedi a uomini ben peggiori, nel suo terrificante periodo di schiavitù sulle galee.

Dopo averlo scrutato, l’uomo gli rivolse un cenno di saluto. «La Signora sia con te», borbottò.

«Vivete nelle vicinanze?» chiese Cazaril.

«Già», rispose l’uomo, un individuo di mezz’età, ben nutrito, il cui cappotto dotato di cappuccio, simile a quello più liso di Cazaril, appariva semplice ma pratico. A giudicare dal suo atteggiamento, doveva essere il proprietario della terra su cui si trovava, anche se senza dubbio le sue ricchezze si fermavano lì.

«Io… ecco…» cominciò Cazaril, indicando il sentiero. «Mi sono allontanato dalla strada, per ripararmi in quel mulino lassù e ho trovato un cadavere», spiegò. Non fece tuttavia cenno al perché avesse cercato un riparo.

«Già», ripeté il contadino.

Lui rimpianse di essersi liberato del sasso raccolto in precedenza. «Sapete di lui?» chiese, cauto.

«Ho visto il suo cavallo legato lassù, stamattina.»

«Ah», commentò. Poteva proseguire per la sua strada con la coscienza tranquilla, dunque. «Sapete per caso chi fosse quel poveretto?»

«So soltanto che non è di queste parti», ribatté il contadino, scrollando le spalle e sputando per terra.



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