«Qui non c’è nessun Peter», mormorò Pen.

Cercò di bere un sorso.

Capì troppo tardi che avrebbe dovuto mettersi seduta.

Aveva l’orlo del bicchiere quasi alle labbra quando la base le sbatté sul petto. Il vino le colò nella bocca, si versò sul mento. Le parve di soffocare. Cercò di trattenere la sorsata in bocca, capì che le sarebbe andata su per il naso e la sputò fuori. Il vino divenne acqua rosa fra le sue gambe.

Pen tossì, annaspò, tirò un profondo respiro che le fece dolere i polmoni.

Bel lavoro.

Aveva gli occhi pieni di lacrime.

Meglio la mamma, che era annegata per una sorsata di Charles Krug.

Morte, come colpisci?

La nuvola rosa si allargò e svanì, ma l’aroma dolciastro del vino punse le narici di Pen.

Bevve quanto era rimasto nel bicchiere, lo mise da parte.

Facendo scivolare i piedi sul fondo della vasca, sollevò le ginocchia fuori dall’acqua. Si sporse avanti. Annusò. Un odore gradevole, ma doveva fare qualcosa, altrimenti le sarebbe rimasto addosso come un profumo versato, diventando nauseante.

Una serata infernale.

Allargò le ginocchia e si chinò per togliere il tappo della vasca. Il tappo di gomma venne via con uno schiocco. Il livello dell’acqua cominciò a scendere.

Una rapida doccia.

Lei odiava la doccia.

Non si sente un accidente.

La famiglia Manson poteva abbattere la tua porta, Norman Bates poteva entrare a passo di valzer cantando Mammy, il telefono…

Puoi cadere e spaccarti la testa.

Specialmente dopo aver bevuto.

Odiava la doccia.

Che cosa vuoi fare, puzzi di vino come se avessi fatto il bagno in un tino.

Pen girò la testa. Il bicchiere vuoto e la bottiglia semivuota stavano sul bordo della vasca. Avrebbe dovuto spostarli. Anche il libro sul pavimento. La doccia poteva provocare un vero disastro.



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