Bodie si fermò, si voltò e la fissò negli occhi che luccicavano. Il dolore di Melanie lo turbava, gli faceva male. Ma le parole… Che cosa stava dicendo?

Si cacciò il fazzoletto in tasca e le cinse le spalle con il braccio. Si accorse troppo tardi di avere del sangue sulle dita. «Voglio capire», dichiarò.

Melanie s’irrigidì. Abbassò la testa e si asciugò il naso con il polsino. «C’era qualcosa che veniva verso di me», attaccò con voce tremante. «Era una cosa scura, faceva rumore e correva nella mia direzione e allora ho capito che dovevo togliermi di mezzo altrimenti mi avrebbe uccisa. Ma non avevo tempo, la cosa andava troppo veloce e mi ha raggiunta.»

Lui l’attirò dolcemente a sé. Melanie abbassò il viso contro il collo dell’uomo. «Forse, non è tutto successo nella tua mente?» le sussurrò. «Mentre… tremavi e ti dibattevi?»

Sentì che annuiva. «Gesù», mormorò Bodie.

«L’altra volta che è successo avevo undici anni, ero al campeggio estivo. Allora si trattava della mamma.»

Aveva già parlato a Bodie della perdita della madre, che era scivolata nella vasca da bagno fracassandosi la testa prima di morire annegata. «Quella volta avevi avuto una visione… come stasera?» volle sapere Bodie.

«Non esattamente come stasera… ma sì, ecco perché so che papà è morto.»

«Non lo sai», obiettò lui. «Non per certo.»

Lei non rispose.

«Andiamo, torniamo a casa. Puoi telefonare a tuo padre. Magari è tutto normale.»


Nel loro appartamento a due isolati dal campus, Bodie rimase in piedi silenzioso dietro Melanie mentre la ragazza componeva il numero. Sulla camicetta bianca si vedevano le macchie di sangue lasciate dalle sue dita.

Melanie rimase in ascolto per lungo tempo, poi riappese e si voltò verso di lui. «Non risponde nessuno.»



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