
Io stesso concentro in me il meglio della giovinezza e della vecchiaia vampiresche. A soli duecento anni ho ricevuto in dono, per svariati motivi, la forza degli antichi. Ho una sensibilità tipicamente moderna, ma il gusto impeccabile di un vecchio aristocratico. So bene chi sono. Sono ricco. Sono bello. Posso vedere il mio riflesso negli specchi. E nelle vetrine. Mi piace cantare e ballare.
Cosa faccio? Qualunque cosa io voglia.
Pensateci. Vi basta per voler leggere la mia storia? Avete già letto i miei racconti imperniati sui vampiri?
Ecco qual è il trucco: in questo caso non ha importanza che io sia un vampiro. Non è essenziale ai fini della narrazione. È solo un dettaglio accessorio, come il mio sorriso innocente, la mia soave voce dall’accento francese e il mio modo aggraziato di camminare. Fa parte dell’insieme. Ma ciò che è successo qui sarebbe potuto succedere a un essere umano; anzi, è sicuramente successo a degli uomini, e capiterà di nuovo.
Abbiamo un’anima, voi e io. Vogliamo apprendere; condividiamo lo stesso pianeta, ricco, verdeggiante e pieno di pericoli. Nessuno di noi sa cosa significhi morire, checché ne diciamo. È innegabile che, in caso contrario, io non starei scrivendo e voi non stareste leggendo questo libro.
Il punto essenziale, mentre ci addentriamo insieme in questa storia, è che mi sono prefissato il compito di diventare un eroe in questo mondo. Cerco di rimanere moralmente complesso, spiritualmente saldo ed esteticamente attuale: un essere dotato d’intuito e di forte impatto, un tizio che ha qualcosa da dire.
Quindi, se leggete questo scritto, fatelo perché Lestat sta parlando di nuovo, perché ha paura, perché sta cercando disperatamente la lezione, la canzone e la raison d’être, perché vuole capire la propria storia e vuole che voi la capiate, e infine perché questa è la storia migliore che adesso io abbia il diritto di raccontare.
