
Stephanie alzò le spalle e si allontanò dalla ringhiera. — Immagino che Norman ne debba semplicemente fare un altro. Con il lavoro di Ricerca e Sviluppo già completato la società non dovrebbe finire in bancarotta. Forse potrà perfino dedurlo dalle tasse. Hai sentito che Jean-Claude ha inoltrato richiesta di deduzione al Fisco per gli embrioni che lui e Lisa hanno alla fine deciso di non impiantare in un surrogato? Li ha buttati e ha dedotto le spese di sette anni di deposito degli embrioni come deprezzamento economico, basandosi sul fatto che un erede faceva parte di una pianificazione strategica a lungo termine e che il revisore fiscale l’aveva effettivamente autorizzato. Nove embrioni fertilizzati, tutti con costosissime modificazioni genetiche. Poi lui e Lisa hanno deciso che, dopotutto, non volevano affatto dei bambini.
Fissai il mucchietto di pelo rosa da buttare, poi l’ampia Baia azzurra e presi la mia decisione. In quel preciso istante.
— Conosci Colin Kowalski? — chiesi a Stephanie.
Rifletté brevemente. Aveva una memoria eidetica. — Sì, mi sembra di sì. Sarah Goldman me lo ha presentato a teatro qualche anno fa. Alto, con capelli mossi e scuri? Modificazione genetica minima, vero? Non mi ricordo che fosse bello. Perché? È il tuo sostituto per David?
— No.
— Aspetta un attimo… non fa parte dell’ECGS?
— Sì.
— Penso di averti già detto — proseguì Stephanie irrigidita — che la compagnia di Norman aveva un permesso speciale di beta-test per Katous, no?
— No. Non lo hai fatto.
Stephanie si morse l’impeccabile labbro inferiore. — A dire il vero il permesso è in sospeso. Diana…
— Non ti preoccupare, Stephanie. Non denuncerò la tua violazione mortale. Ho solo pensato che potessi conoscere Colin. Darà una stravagante festa per il 4 di Luglio. Potrei farti avere un invito. — Mi stavo godendo il suo disagio.
