
Io allungai un biscotto della stessa marca delle madeleines di Proust. Magnifiche: croccanti, fragranti di anice, ricche di burro. Katous lo prese con gengive rosate, prive di denti. — Grazie, signora!
Guardai Stephanie. — Non è in grado di difendersi. È un ritardato mentale, sveglio abbastanza da saper parlare, ma non a sufficienza da capire il suo mondo. A che serve?
— A che servono i tuoi fiori penili? Dio, se sono sensuali! Te li ha dati David? Sono magnifici.
— Non me li ha dati David.
— Li hai comperati tu? Dopo che lui se n’è andato, immagino. Una forma di sostituzione?
— Un promemoria della fallibilità maschile.
Stephanie rise. Sapeva che stavo mentendo, ovviamente. David non era mai stato fallibile in quel campo. O in qualsiasi altro. Il fatto che se ne fosse andato era colpa mia. Non sono una persona facile con cui vivere. Stuzzico, ficco il naso dappertutto, litigo, cerco freneticamente debolezze da giustificare le mie. Peggio ancora, lo ammetto solamente ben dopo che è accaduto il fatto. Distolsi lo sguardo da Stephanie e fissai attraverso un varco tra i fiori la Baia di San Francisco, tenendo il drink ghiacciato in mano.
Suppongo che sia una grave pecca del mio carattere, quella di non sopportare di restare per più di dieci minuti nella stessa stanza con una persona come Stephanie. Lei è intelligente, piena di successo, spiritosa, audace. Gli uomini le cadono ai piedi e non soltanto per il suo aspetto modificato geneticamente, capelli rossi, occhi viola e gambe lunghe un metro e mezzo; nemmeno per la sua intelligenza potenziata. No, lei possiede la forma estrema di attrazione per i logori maschi: niente cuore. Rappresenta una sfida perenne, una varietà infinita che non stanca il cliente perché il prezzo è costantemente al rialzo. Non può essere realmente amata e non può essere realmente fatta soffrire, perché non gliene importa niente. L’indifferenza accoppiata a quelle gambe, è irresistibile. Ogni uomo pensa che lui sarà diverso per lei, ma non lo è mai.
