
Adesso erano soli. Il ghiaccio, l’ultimo dell’anno, serrava la sua morsa sui sassi.
Su nella torre che si trovava sopra di loro una ruota dentata scattò, spostò una leva, rilasciò un dente d’arresto e fece cadere giù un grave peso di piombo. Si avvertì un terribile rumore cigolante e metallico e gli sportelli sul quadrante dell’orologio si spalancarono, facendo uscire i pupazzi del carillon. Agitando a scatti i loro martelli, come se fossero afflitti da una artrite robotica, essi cominciarono ad annunciare l’arrivo del nuovo giorno.
«Be’, ecco fatto» disse Lezek, speranzoso. Dovevano trovare un posto in cui andare a dormire… la notte di della Posta del Cinghiale non era adatta per camminare attraverso le montagne. Forse c’era una stalla da qualche parte…
«Non è ancora mezzanotte fino all’ultimo rintocco» disse Morty con voce assente.
Lezek scrollò le spalle. La semplice forza dell’ostinazione di Morty lo stava sconfiggendo.
«D’accordo» disse. «Allora aspetteremo.»
A quel punto sentirono il clip-clop di zoccoli che rimbombavano nella piazza deserta ben più fragorosamente di quanto non avrebbe dovuto permettere la normale acustica. A dire il vero, clip-clop era un termine assolutamente inadeguato per il genere di rumore che riecheggiava nella testa di Morty: clip-clop suggeriva l’immagine di un giocoso piccolo pony, che doveva avere addosso, possibilmente, un cappellino di paglia con due fori per farci passare le orecchie. Una strana sfumatura in questo rumore rendeva completamente chiaro il fatto che non ci fossero cappellini di paglia come optional.
