
Morty si chiese, afflitto, come mai lui non fosse stato scelto. Aveva cercato di assumere un aspetto rispettabile e aveva guardato tutti i potenziali maestri diritto negli occhi per dare loro l’impressione di avere un carattere eccellente e qualità estremamente apprezzabili.
Questo sembrava però non avere sortito l’effetto giusto.
«Ti va una polpetta?» gli chiese suo padre.
«No.»
«Le sta vendendo a un prezzo bassissimo.»
«No. Grazie.»
«Oh!»
Lezek esitò.
«Potrei chiedere a quell’uomo se ha bisogno di un apprendista» disse, cercando di essere d’aiuto. «Il mercato alimentare è molto affidabile.»
«Non penso che ne abbia bisogno» disse Morty.
«No, probabilmente no» confermò Lezek. «Immagino che sia un commercio per un uomo solo. Adesso poi se ne sta anche andando. Sai che ti dico, te ne lascerò un po’ della mia.»
«A dire il vero non ho molta fame, papà.»
«C’è pochissimo scarto.»
«No. Ma grazie lo stesso.»
«Oh.» Lezek si lasciò leggermente andare. Ballonzolò attorno per far scorrere un po’ di sangue nei piedi e fischiò un paio di note prive di melodia fra i denti. Sentiva che avrebbe dovuto dire qualche cosa, che avrebbe dovuto fornire un qualche consiglio, che avrebbe dovuto spiegare che la vita aveva i suoi alti e bassi, che avrebbe dovuto mettere un braccio attorno alle spalle del figlio e parlargli in modo esplicito dei problemi della crescita, che avrebbe dovuto chiarirgli … in breve… che il mondo è un buffo vecchio posto in cui non si dovrebbe mai, metaforicamente parlando, essere tanto orgogliosi da declinare l’offerta di una ottima polpetta di carne calda.
