A Morty venne in mente che si sarebbe dovuto sentire terrorizzato, e così rimase alquanto scioccato nello scoprire che non lo era affatto. C’era uno scheletro seduto lì, di fronte a lui, che si sfregava le ginocchia bofonchiando fra sé, ma era uno scheletro vivente, destava una notevole impressione ma, per qualche strambo motivo, non era particolarmente terrificante.

«GRAZIE, RAGAZZO» disse il teschio. «COME TI CHIAMI?»

«Ehm» disse Morty. «Mortimer, signore. Però mi chiamano Morty.»

«MA GUARDA CHE COINCIDENZA» disse il teschio. «AIUTAMI A RIMETTERMI IN PIEDI.»

La figura si sollevò barcollando, spazzolandosi il vestito. Adesso Morty poteva vedere che essa aveva una pesante cintura attorno alla vita, dalla quale pendeva una spada dall’elsa bianca.

«Spero che non si sia fatto male, signore» disse lui cortesemente.

Il cranio sogghignò. Era ovvio, pensò Morty, non aveva un gran che da scegliere.

«NON MI SON FATTA NULLA, NE SONO CERTA.» Il teschio si guardò attorno e sembrò notare allora per la prima volta Lezek, che pareva essersi congelato sul posto. Morty ritenne che fosse necessaria una spiegazione.

«Mio padre» disse, cercando di spostarsi in modo protettivo di fronte all’Oggetto in Mostra Numero Uno senza procurargli offesa. «Mi scusi, signore, ma lei è la Morte?»

«ESATTO. IL RAGAZZO MERITA IL MASSIMO PUNTEGGIO PER QUANTO RIGUARDA L’OSSERVAZIONE.»

Morty deglutì.

«Mio padre è un buon uomo» disse. Rifletté per un istante, poi aggiunse «Abbastanza buono. Preferirei che lei lo lasciasse in pace, se per lei è lo stesso. Non so che cosa lei gli abbia fatto, ma mi piacerebbe che la smettesse. Senza offesa.»

La Morte fece un passo indietro, piegando il cranio da una parte.

«HO SEMPLICEMENTE POSTO NOI DUE AL DI FUORI DEL TEMPO PER QUALCHE ISTANTE» disse. «LUI NON VEDRÀ NÉ UDRÀ NULLA CHE LO DISTURBI. NO, RAGAZZO, È PER TE CHE SONO VENUTA.»



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