
«QUELLO CHE TUO PADRE VEDE E SENTE NON È QUELLO CHE VEDI E SENTI TU» disse. «NON LO TURBARE. PENSI CHE LUI GRADIREBBE DI VEDERMI… IN CARNE E OSSA, PER COSÌ DIRE?»
«Ma tu sei la Morte» disse Morty. «Tu vai in giro ad uccidere la gente!»
«IO? UCCIDERE?» disse la Morte evidentemente offesa. «CERTO CHE NO. LE PERSONE VENGONO UCCISE MA QUESTI SONO AFFARI LORO. IO MI PRENDO SOLTANTO CURA DI ESSE DA QUEL MOMENTO IN POI. DOPO TUTTO, SAREBBE UN MONDO MALEDETTAMENTE STUPIDO SE LE PERSONE VENISSERO UCCISE SENZA MORIRE, NON TI PARE?»
«Be’, sì…» disse Morty con espressione dubbiosa.
Morty non aveva mai sentito la parola "intrigato". Essa non era regolarmente in uso nel vocabolario di famiglia. Tuttavia una scintilla della sua anima gli disse che c’era qualche cosa di misterioso, di affascinante e di non interamente orribile nella faccenda e che se lui si fosse fatto scappare quella occasione avrebbe passato il resto della propria vita a rammaricarsene. E ripensò anche a tutte le umiliazioni subite durante quella giornata, alla lunga camminata che lo attendeva per tornare a casa…
«Ehm» cominciò a dire «non devo morire per ottenere il posto, no?»
«ESSERE MORTO NON È INDISPENSABILE.»
«E… le ossa…?»
«NO, SE NON VUOI.»
Morty riprese a tirare il fiato. Aveva cominciato a strizzare via l’aria perfino dal cervello.
«Se papà dice che gli va bene» disse.
Guardarono entrambi Lezek che si stava grattando la barba.
«Che te ne pare, Morty?» domandò, con la instabile lucidità di una persona febbricitante. «Non è una occupazione che possa venire in mente a tutti. Non è esattamente quello che mi ero aspettato io, lo ammetto. Dicono però che quella del becchino è una professione onorevole. A te la scelta.»
«Becchino?» disse Morty. La Morte annuì, sollevò le dita alle labbra in un gesto cospiratorio.
«È interessante» disse lentamente Morty. «Penso che mi piacerebbe provare.»
