
«Dove ha detto che si trova la sua impresa?» chiese Lezek. «È molto distante?»
«NON PIÙ LONTANO DELLO SPESSORE DI UN’OMBRA» disse Morte. «DOVE ERA LA PRIMA CELLULA, ANCHE IO ERO LÌ. DOVE C’È L’UOMO, IO CI SONO, QUANDO L’ULTIMA VITA STRISCERÀ SOTTO LE STELLE GELIDE, LÌ IO SARÒ.»
«Ah» disse Lezek «allora avete un bel po’ di strada da fare.» Sembrò leggermente perplesso, come un uomo che smania per ricordarsi qualcosa di importante e che poi, ovviamente, deve rinunciare.
La Morte gli dette una pacca sulla spalla in modo amichevole e poi si rivolse a Morty.
«HAI DELLE COSE TUE, RAGAZZO?»
«Sì» disse Morty e poi si ricordò. «Temo soltanto di averle lasciate nel negozio. Papà, abbiamo lasciato il sacco nel negozio del sarto!»
«Ormai sarà chiuso» disse Lezek. «I negozi non aprono il giorno della Posta del Cinghiale. Dovrai tornare dopodomani… be’ ormai, domani.»
«È UNA COSA DI SCARSA IMPORTANZA» disse la Morte. «ADESSO NOI PARTIREMO; NON NUTRO ALCUN DUBBIO CHE AVRÒ TRA POCO QUALCHE LAVORO DA COMPIERE DA QUESTE PARTI.»
«Spero che riuscirai a fare presto un salto da noi per una visitina» disse Lezek. Sembrava stare ancora combattendo coi propri pensieri.
«Non sono certo che sarebbe una bella idea» disse Morty.
«Allora addio, ragazzo» disse Lezek. «Farai quello che ti verrà detto di fare, capito? E… mi scusi, signore, lei ha un figlio maschio?»
La Morte sembrò essere stata presa in contropiede.
«NO» rispose «NON HO FIGLI MASCHI.»
«Vorrei soltanto scambiare qualche ultima parola col mio ragazzo, se lei non ha nulla da obbiettare.»
«ALLORA IO ANDRÒ A CONTROLLARE IL CAVALLO, INTANTO» disse la Morte mostrando un tatto più che normale.
Lezek appoggiò un braccio attorno alle spalle del figlio, con qualche difficoltà, data la differenza della loro altezza e lo spinse gentilmente dall’altra parte della piazza.
