
«Ah. Certamente, è il resto di lui che non ne ha.»
«In casa è piuttosto ordinato. Non mangia molto» disse Lezek.
«No, questo lo vedo.»
Lezek lanciò una occhiata di sbieco al fratello che stava guardando con occhio fisso il cielo.
«Ho sentito dire che hai un posto in più nella tua fattoria, Hamesh» disse.
«Sì. Ma ho già assunto un apprendista, no?»
«Davvero?» disse Lezek con aria triste. «E quando è successo?»
«Ieri» gli rispose il fratello, mentendo con la velocità di un serpente a sonagli. «Tutto firmato e pattuito. Mi dispiace. Ascolta, non ho assolutamente niente contro il tuo Morty, vedi, è il ragazzo più caro che potresti desiderare di incontrare, soltanto che…»
«Lo so, lo so» disse Lezek. «Non sarebbe in grado di trovarsi il sedere usando entrambe le mani.»
Fissarono la figura in lontananza. Il ragazzo era caduto a terra. Alcuni piccioni gli si erano ammassati attorno per ispezionarlo.
«Non è stupido, bada bene» disse Hamesh. «Non è almeno quello che si definirebbe uno stupido.»
«È certamente dotato di cervello» ammise Lezek. «Qualche volta comincia a pensare ed è tanto concentrato che gli devi dare uno scappellotto per attirare la sua attenzione. La nonna gli ha insegnato a leggere, sai. Devo ammettere che questa cosa gli ha surriscaldato la mente.»
Morty si era alzato in piedi, inciampando sul proprio vestito.
«Dovresti avviarlo a un mestiere» disse Hamesh, con atteggiamento pensoso. «Magari alla religione. Oppure alla magia. I maghi leggono moltissimo.»
Si guardarono l’un l’altro. In entrambe le loro menti si insinuò un barlume di quello che Morty sarebbe potuto essere in grado di combinare se avesse messo le sue mani bene intenzionate su un libro di magia.
«D’accordo» disse Hamesh tutto d’un fiato. «Forse qualcos’altro. Ci devono essere un sacco di cose in cui potrebbe applicarsi.»
