«Comincia a pensare troppo, questo è il problema» disse Lezek. «Guardalo adesso. Non ci si mette a pensare su come si fa a scacciare gli uccelli, lo si fa e basta. Questo almeno vale per un ragazzo normale.»

Hamesh si grattò il mento, pensieroso.

«Potrebbe anche diventare il problema di qualcun altro» disse.

L’espressione di Lezek non mutò, ma ci fu un leggero cambiamento attorno ai suoi occhi.

«Che cosa intendi dire?» chiese.

«C’è la fiera a Sheepridge la settimana prossima. Tu lo metti a disposizione come apprendista, capisci, e il suo nuovo maestro avrà il compito di rimetterlo in sesto. Questa è la legge. Fai in modo che venga assunto e la cosa è vincolante.»

Lezek guardò, attraverso il campo, suo figlio che stava ora esaminando una roccia.

«Non vorrei mai che gli succedesse qualcosa, bada bene» disse con fare dubbioso. «Siamo abbastanza contenti di lui, io e sua madre. Ci si abitua alle persone.»

«Sarà per il suo stesso bene, vedrai. Fai di lui un uomo.»

«Ah, certo. C’è di sicuro un bel po’ di materia grezza» sospirò Lezek.


Morty cominciava a sentirsi interessato alla roccia. Essa aveva dentro di sé delle conchiglie a spirale, reliquie dei primi giorni del mondo quando il Creatore aveva tirato fuori le creature dalla pietra, nessuno sapeva perché.

Morty si interessava di moltissime cose. Per esempio del perché i denti degli uomini combinassero così bene uno accanto all’altro. A questo problema si era dedicato davvero parecchio. C’era poi il mistero del perché il sole venisse fuori durante il giorno invece che di notte quando la luce sarebbe tornata utile. Conosceva la spiegazione comune che però non riusciva a soddisfarlo.

In breve, Morty era una di quelle persone che risultano ben più pericolose di un sacco stracolmo di serpenti a sonagli. Era determinato a scoprire la logica che stava dietro all’universo.



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