
«Devi avere un bell’aspetto» disse Lezek in tono severo. «Devi riuscire a fare una buona impressione, emergere dalla folla.»
Su questo non esisteva alcun dubbio. Ci sarebbe riuscito. Si diressero verso la calca che si stava ammassando sulla piazza, ognuno dei due intento ai propri pensieri. Solitamente a Morty piaceva visitare il paese con la sua atmosfera cosmopolita e gli strani dialetti dei villaggi distanti cinque e perfino dieci miglia: questa volta, tuttavia, si sentiva sgradevolmente in apprensione, come se potesse ricordare qualcosa che non era ancora successo.
La fiera sembrava funzionare in questo modo: gli uomini che cercavano lavoro stavano in piedi, in ranghi irregolari, al centro della piazza. Molti di essi esibivano piccoli simboli sui cappelli per mostrare a tutti il tipo di lavoro in cui avevano esperienza… i pastori portavano un fiocco di lana, i carrettieri una matassina di crine di cavallo, i decoratori d’interni una striscia di vistosa stoffa da tappezzeria e così via.
I ragazzi che cercavano un posto come apprendista si erano radunati nella parte della piazza rivolta verso il Centro.
«Devi soltanto andare lì e restare fermo: qualcuno verrà e ti offrirà un posto da apprendista» disse Lezek con la voce venata di incertezza. «Sempre che a qualcuno piaccia il tuo aspetto, insomma.»
«E come fanno a stabilirlo?» chiese Morty.
«Be’» disse Lazek e si fermò. Hamesh non glielo aveva affatto spiegato. Fece appello a tutta la sua limitata conoscenza del mercato, che si restringeva alle vendite di capi di bestiame e buttò lì: «Suppongo che ti contino i denti, o roba del genere. Si assicurano che tu non ansimi e che i tuoi piedi siano a posto. Io non direi nulla sul fatto di sapere leggere, questa cosa tende a sconvolgere la gente.»
«E poi che succede?» chiese Morty.
«Poi tu parti e impari un mestiere» disse Lezek.
