
Il relitto scendeva lentamente, roteando. Mi avevano assicurato che questo non sarebbe successo, che il peso era distribuito in modo che la prua aguzza avrebbe sempre puntato verso il basso, lasciando la capsula in alto al momento dell’impatto… ma non c’era nessuno con cui potessi protestare. Sembrava che fosse impossibile rimediare, e cominciavo a domandarmi cosa avrei potuto fare, se la capsula fosse finita nella fanghiglia del fondo, con il relitto sopra. La manovrabilità era molto scarsa. Con tutto quel peso in eccesso, forse non sarebbe bastato liberarmi della zavorra per poter risalire verso la superficie.
Non potevo spostare il mio peso in misura sufficiente per modificare la rotazione. Il diametro interno della sfera era inferiore ai due metri, e gran parte di quel volume era occupato da apparecchiature fisse.
Alcuni miei amici hanno la tendenza a risolvere i problemi non facendo niente fino all’ultimo momento. Io sono sopravvissuto a parecchi di loro. Quando notai la rotazione, impiegai cinque secondi ad esaminare tutte le azioni possibili. Avrei potuto sganciarmi immediatamente dal relitto, rivelando la forma quasi sferica della capsula a chiunque mi stesse spiando con un buon sonar… sebbene fino a quel momento nessuno l’avesse fatto. Avrei potuto accendere le luci per vedere il fondo prima di andarvi ad urtare, e magari separarmi in tempo dal relitto, se fosse stato necessario; ma anche quello non si adeguava all’idea della protezione mimetica. Potevo starmene buono e sperare di toccare fondo nell’assetto giusto, nonostante la rotazione… cioè, starmene lì senza far niente. E questo poteva significare che forse avrei dovuto vedermela con le leggi della natura, che sono più difficili da convincere della maggioranza degli avversari umani.
