
Questa, per lo meno, fu la versione di Denison, che aveva udito per caso l’esclamazione, come la raccontò a Lamont una generazione più tardi. Il resoconto ufficiale della scoperta, come lo riportano i libri, non cita la frase. Se ne ricava l’impressione di un chimico dalla vista acuta che si accorse del cambiamento e ne trasse seduta stante profonde deduzioni.
Non avvenne così. Hallam non sapeva cosa farsene del tungsteno: per lui non aveva il minimo valore e qualunque manomissione non avrebbe avuto importanza. Però, non sopportava che frugassero nella sua scrivania (a molti capita la stessa cosa) e sospettava che gli altri fossero tanto maliziosi da averlo fatto solo per dispetto.
Sul momento nessuno ammise di avere a che fare con la faccenda. Benjamin Allan Denison, colui che aveva sentito per caso la prima osservazione, aveva l’ufficio proprio dirimpetto, dall’altra parte del corridoio, e ambedue le porte erano aperte. Alzò gli occhi e incontrò lo sguardo accusatore di Hallam.
Hallam non gli piaceva molto (non piaceva molto a nessuno) e per di più la notte aveva dormito male. Perciò, come successe in realtà e come in seguito lui stesso ricordò, fu piuttosto contento di avere sottomano qualcuno su cui sfogare il cattivo umore, e Hallam era il candidato ideale.
Quando Hallam gli mise la bottiglia sotto il naso, Denison la scostò con la mano, disgustato. — Perché, maledizione, dovrebbe interessare a me il tuo tungsteno? — sbottò. — E perché dovrebbe interessare a qualcuno? Se guardi bene la bottiglia, vedrai che quella roba non viene aperta da vent’anni, e se non ci avessi messo sopra le tue luride zampe, avresti visto anche tu che nessuno te l’aveva toccata.
