Non c’erano figure titaniche a percorrere la curva della ruota di Gea, scagliando folgori e sollevando montagne. Gli dèi di questa lotta erano gli stessi territori. La ragione svanì: inghiottita dalla terra, sommersa dai fuochi discesi dai raggi. Sparirono senza lasciare tracce civiltà vecchie di centomila anni, e altre precipitarono nella barbarie.

Le dodici regioni in cui era divisa Gea erano troppo capricciose e ostinate per allearsi contro di lei. L’alleato più fedele rimase sempre il territorio di Iperione; Oceano il suo implacabile nemico. Si trovavano l’uno accanto all’altro, ed entrambi furono devastati prima che la guerra si trasformasse in una tregua armata.


Ma, come se ribellione e guerra non fossero una sciagura sufficiente per una vecchia divinità, si stavano avvicinando altri guai. In un battito di ciglia, le onde elettromagnetiche si riempirono di ogni sorta di strani rumori. Dapprima Gea la considerò un’altra prova di debolezza di mente: quelle voci impossibili che venivano dallo spazio dovevano essere una sua forma di allucinazione. Ma poi capì, e divenne un’ascoltatrice assidua. Se ci fosse stato un servizio postale con la Terra, avrebbe partecipato a tutti i concorsi, avrebbe mandato le etichette per ricevere il premio fedeltà.

L’avvento della televisione la colpì con altrettanta intensità. Come era già successo nei giorni pionieristici della radio, per molti anni, gran parte delle trasmissioni era americana, ed era quella che le piaceva di più. Si appassionò ai telefilm e rispose anche lei al programma La domanda da 64.000 dollari, per poi scandalizzarsi come tutti alla notizia che le domande erano truccate. Guardava tutti i programmi, cosa che forse non facevano neppure i produttori.



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