Guardava i film, e guardava i telegiornali. Con la proliferazione elettronica venuta dopo il 1980, furono trasmesse intere biblioteche, e a quel punto i suoi studi sugli esseri umani divennero qualcosa di più che un esercizio accademico. Osservando la missione di Neil Armstrong, i suoi sospetti ebbero conferma. Da un momento all’altro, gli umani sarebbero arrivati fino a lei.

Cominciò a fare qualche preparativo per incontrarli. Le prospettive non erano molto buone. Gli uomini erano una razza bellicosa, e possedevano armi capaci di vaporizzare Gea. Avrebbero certo preso qualche provvedimento, nel constatare la presenza, nel «loro» Sistema Solare, di una ruota-dio, viva e larga 1300 chilometri. Aveva ascoltato la trasmissione di Orson Welles del 1938. Aveva visto Il cittadino dello spazio e Ho sposato un mostro venuto dallo spazio.

Tutti i suoi progetti andarono in fumo quando Oceano, sempre ansioso di interferire con i suoi programmi, distrusse il VSI Ringmaster, primo vascello spaziale interplanetario giunto fino a lei. Ma le preoccupazioni di Gea si dimostrarono esagerate. La seconda nave, benché armata e pronta a distruggerla, le lasciò il tempo di spiegarsi. In questo, Gea fu aiutata dai superstiti della prima spedizione. Scese su Gea una missione diplomatica, e tutti fecero finta di ignorare la presenza della nave, che si era fermata a distanza di sicurezza e che non si sarebbe mai più allontanata. Gea non se ne preoccupò. Lei non aveva la minima intenzione di provocare i terrestri, col rischio che sganciassero le loro bombe, e, quanto a Oceano, non poteva arrivare molto lontano.

Dapprima arrivarono gli scienziati. E poi i turisti. Gea lasciava scendere chiunque, purché firmasse una dichiarazione in cui la liberava da ogni responsabilità.

Dopo qualche tempo, Gea fu riconosciuta dal governo svizzero e le fu concessa una rappresentanza consolare a Ginevra. L’esempio fu seguito da altre nazioni, e nel 2050 divenne membro con diritto di voto delle Nazioni Unite.



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