«Nel rancio i vermi sono a decine. Mordi un po’ un panino, e quello morde te! Il caffè è purissima melma di Sacramento, il sugo pare sangue sparso in battaglia. (Coo-oro!) Bum fa il tamburo! Oh-oh, come rimbomba! E la tromba sembra quella degli angeli… »

In corridoio le luci erano molto distanziate tra di loro. I quadri dei precedenti comandanti fissavano i due uomini con occhi nascosti nelle tenebre. I passi riecheggiavano fastidiosamente.

«Ho una freccia proprio nel sedere, su, dietro front, compagni, facciamogliela pagare! (Hey, doodle dee day!)»

Il colonnello oltrepassò i due pezzi del bottino di Rock Springs, guerra del Wyoming nella generazione precedente, che fiancheggiavano la scala e salì. In quel forte le distanze andavano sempre al di là delle sue possibilità fisiche. Del resto si trattava di una vecchia fortezza situata in un punto chiave dei confini della nazione e si era ingrandita con il passare dei secoli. Era massiccia e impastata con il granito della Sierra. Contro le sue mura si erano scontrati numerosi eserciti prima che sulle paludi del Nevada scendesse la pace e ancora di più erano stati quelli che ne erano partiti per andare incontro alla morte in mezzo a popoli sconosciuti e crudeli… troppi da ricordare.

Ma ancora nessuno l’ha assalita da Ovest. Questo glielo puoi risparmiare, Dio, chiunque tu sia!

L’ufficio del comando era deserto, quello del sergente Irwin immerso nel silenzio: nessun rumore di penne, nessun portaordini che andava avanti e indietro, nessuna donna che attendeva di essere ricevuta dal colonnello per qualche problema del Villaggio e colorava l’ambiente con i suoi vestiti. Quando aprì la porta del suo ufficio Mackenzie sentì il vento ululare. La pioggia scrosciava sui vetri scuri creando dei veri e propri torrenti che alla luce delle lanterne parevano di metallo fuso.



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